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La Spezia – Il colpo della Pieve; return of stolen "Jacobus SPINOLOTUS SENT PINXIT DE, 1476," 30 years after its theft from a parish church (thanks to very attentive Fabrizio Rossi of the Carabinieri!)

Il colpo della Pieve - Citta della Spezia :: Cultura e Spettacolo - La Spezia
http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cultura-e-Spettacolo/Il-colpo-della-Pieve-92437.aspx

September 4, 2011

La Spezia. Questo è un poliziesco e la prima scena è quella del
delitto. Dunque è notte, piove e fa freddo. Suona come un cliché vero?
Ma il fatto è che nella notte tra il 28 febbraio e il 1 marzo 1974
alla Spezia piove e fa freddo veramente e d'altra parte non ci vuole
un grande sforzo per immaginarsi una nottata di fine inverno gelida e
umida sul golfo. Il quartiere della Pieve dorme, anche se ancora per
almeno vent'anni la linea ferroviaria marittima passerà sotto il naso
dei suoi abitanti con un viavai di ferro ruotato giorno e notte. Un
quartiere recente, soprattutto di edilizia popolare, che cola
blandamente dalla collina, ma i palazzi residenziali sono stretti tra
due gioielli del passato antico. In alto c'è la villa settecentesca
dei marchesi Da Passano che almeno dal '400 possedevano tutto quello
che da là in alto si riesce a vedere fino al mare. In basso c'è la
Pieve di San Venerio che è immutata da un migliaio di anni e che prima
era la terra di un colono romano, arrivato insieme a tanti altri a
costruire la città di Luni, e che ancora prima era un villaggio ligure
che commerciava ceramica e chissà cos'altro con gli Etruschi.
Attaccato alla chiesa c'è un camposanto altrettanto antico e dentro ci
sono due individui che hanno appena scavalcato il muro e si guardano
attorno in un silenzio eccessivo persino per il luogo. Uno dei due si
anima d'improvviso, punta una parete buia di loculi e ne torna con una
scala di legno. La posa contro il muro dell'oratorio dedicato a San
Rocco attiguo alla chiesa, giusto sotto una finestrella. Salgono e
forzano la misera serratura, sono dentro l'edificio adesso e da lì
accedono alla chiesa. Escono in pochi secondo con una tavola di legno
di circa un metro e mezzo per sessanta centimetri avvolta in una
coperta, prima di uscire hanno ripulito le proprie orme fangose.
Così scomparve l'unica opera conosciuta di Giacomo Spinolotto, una
“Madonna in trono col bambino” datata 1476 dipinta su una tavola di
legno, con una parte completamente dorata. Forse non una pietra
miliare della storia dell'arte, ma comunque un dipinto molto
importante per la nostra città. Lo Spinolotto infatti è il primo
artista cittadino, che si ricordi nei documenti dell'Archivio Storico,
a vivere solo ed esclusivamente di pennello, pagato dal Podestà della
Spezia (e Vicario della Riviera Orientale) e dalle famiglie nobili per
mettere la propria arte a servizio della devozione religiosa o della
decorazione pubblica e privata. Un furto su commissione, concludono
gli inquirenti: chi non abbia dimestichezza con la storia dell'arte
non pagherebbe cifre tali da giustificare il rischio del colpo.
Oltretutto la precisione delle mosse dei ladri farebbe pensare a
persone che conoscano bene la zona e l'edificio. Forse la tavola della
Madonna campeggierà sopra il camino di qualche collezionista disonesto
o finirà in una soffitta magari sostituita dal successivo capriccio di
un “galantuomo”.

Passano 33 anni e Giacomo Spinolotto se lo sono dimenticati quasi
tutti, così come la sua ultima opera conosciuta. Tutti tranne Fabrizio
Rossi, un maresciallo dei Carabinieri che si occupa di furti di opere
d'arte. E' bravo a fare il suo lavoro e viene chiamato a Lione dove
c'è il Dipartimento Opere d'Arte dell'Interpol, perché il mercato
dell'arte rubata è un fatto internazionale che fa girare tanti soldi.
Solo in Italia spariscono 15.000 oggetti l'anno e in questa classifica
veniamo dopo la Francia e ce la giochiamo da pari con Germania, Russia
e Polonia. Il 15 novembre 2007 Rossi sta sfogliando un catalogo di
un'importante casa d'aste che sta per battere dei pezzi d'arte a
Torino. Sotto la tabella “Scuola spagnola del XV secolo” spunta la
foto della Madonna dello Spinolotto, non può che essere lei! Il
carabiniere se la ricorda bene, perché ha curato personalmente la
scheda per l'inserimento del dipinto nel database della polizia
europea e soprattutto perché La Spezia è la sua città natale e forse
l'idea di restituirle prima o poi quel pezzo di storia non l'ha mai
abbandonato. Scatta subito il sequestro, la perizia conferma che
l'opera è proprio quella e d'altra parte l'iscrizione autografa non
lascia dubbi: “JACOBUS SPINOLOTUS DE SPEDIA PINXIT, 1476”.

Dal 2008 la tavola è esposta al Museo Diocesano e se potesse parlare
chissà cosa ci racconterebbe di questo trentennio di esilio.

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