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Bresciaoggi.it – Furti nelle chiese, parroci in stato d'allerta

Chiese defraudate, piccoli e grandi gioielli strappati dagli altari, spariti dalle navate: è uno stillicidio di furti quello che si sta consumando nelle chiese bresciane negli ultimi mesi. Uno scempio che sembra si sia concentrato in queste settimane in Valcamonica dove (ne parliamo sotto) i ladri hanno visitato nove chiese. Che fare per frenare le razzie?
SI TENTA di correre ai ripari con qualche accorgimento in più e con una serie di provvedimenti per migliorare la sicurezza passiva e attiva nelle chiese della diocesi. Monsignor Federico Pellegrini, direttore dell’Ufficio diocesano beni culturali riflettendo sui recenti colpi messi a segno in Valcamonica promette interventi in tempi brevi e fa appello a clero e istituzioni affinchè si possa contrastare efficacemente il fenomeno.
«Quello che raccomando ai parroci – spiega-, e probabilmente parlo di normali precauzioni, è di prestare la massima attenzione affinchè prima della chiusura delle chiese nelle diverse fasce della giornata, venga verificato che nessuno sia più presente nel tempio. A breve, e quindi nell’arco di una paio di mesi, sarà siglata una convenzione con alcune ditte specializzate nell’ installazione di impianti antifurto che consentirà ai parroci che intendessero avvalersene, di mettere in sicurezza le parrocchiali. Ciò consentirà con il tempo di poter essere ammessi all’Istituto Italiano Marchio di Qualità, che tra l’altro, quando se ne ravvisasse l’intervento, consente un rapido collegamento con i carabinieri e la polizia».
MONSIGNOR PELLEGRINI, pur conoscendo le attuali difficoltà finanziarie nelle quali versano tutti i comuni, si sente di rivolgere un appello agli amministratori locali: «Mi rendo conto che stiamo vivendo momenti non facili e tuttavia invito i sindaci a non lasciare sole le parrocchie e per quanto nelle loro disponibilità, cercare di sostenerle nella dotazione degli impianti antifurto. Gli oggetti che sono stati fin qui trafugati sono di piccole dimensioni e quindi più facilmente asportabili e questo deve farci riflettere: dobbiamo alzare la guardia perchè quelli delle nostre chiese sono patrimoni molto belli che aiutano a pregare ma allettano pure i ladri…».Monsignor Pellegrini, che proprio la scorsa settimana aveva partecipato ad un incontro a Darfo, nel cuore della zona teatro delle ultime razzie, sul tema «Laici e chierici per la salvaguardia dell’arte nelle chiese della Valle Camonica», è perfettamente conscio che tutte le opere di messa in sicurezza all’interno delle chiese sono soggette all’autorizzazione della Soprintendenza e proprio per questo motivo invita, se possibile, gli uffici a voler rilasciare le necessarie autorizzazioni in tempi molto più stretti rispetto ai canonici 120 giorni, perchè la maggior parte dei luoghi di culto, soprattutto quelli della Valcamonica, sono al momento assolutamente esposti alle razzie dei ladri d’arte e non c’è altrotempo da perdere.
Altro aspetto sul quale il sacerdote invita i colleghi alla massima attenzione è l’inventario dei beni preziosi conservati nelle chiese, uno strumento indispensabile anche per la ricerche della refurtiva da parte delle Forze dell’ordine, che lavorano, è il caso del nucleo specializzato dei Carabinieri, su un ricco database di oggetti rubati. L’inventario dei beni preziosi tra gli anni dal ’90 al 200 era stato condotto dall’allora responsabile del Museo Diocesano don Ivo Panteghini per il 50 per cento, dal 2004, grazie ad un accordo fra la Cei ed il Ministero dei Beni Culturali, è stato poi introdotto un nuovo sistema di catalogazione, con parametri moderni, che oltre a rappresentare in ogni momento lo stato delle opere d’arte , consente ai carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale, in caso di trafugamento dei beni, una ricerca più sicura.
«INTANTO in Valcamonica i parroci hanno intensificato la sorveglianza nelle chiese con l’aiuto dei fedeli» spiega il vicario zonale della Media Valle don Aldo Mariotti. E a Breno il parroco monsignor Franco Corbelli non nasconde qualche proccupazione. «È impensabile – racconta – chiudere il Duomo alle visite dei fedeli durante il giorno ed è decisamente oneroso per le finanze della Parrocchia l’installazione di un sistema antifurto».

Luciano Ranzanici via Bresciaoggi.it – Provincia.

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